5°Tappa Rotorua - Blu Lake 21 Km bici.
Al risveglio il cielo è coperto e minaccia pioggia, le previsioni indicano che fino alle 15 ci sarà solo una pioviggine, così è stato.
Decidiamo quindi di percorrere Whakarewarewa loop, si tratta di un giro ad anello attorno alla foresta di Terawera, si può partire direttamente dal campeggio, ma per non sbagliare, avendo ancora le bici sull'auto, decidiamo di scarcarle direttamente all'Hub del carparking visitor.
Il giro va fatto in senso orario perché essendo una single track non ci si può permettere incontri in senso opposto.
Sul posto non compaiono cartelli indicatori, allora entriamo al bar per chiedere informazioni da dove partire, il ragazzo ci disegna su una cartina il percoso che dobbiamo fare, circa 2 km nel bosco, a me sembra strano, ma lui non ha esitato e sembrava più che sicuro. Di fatto ci ha mandato fuori strada, altre informazioni a passanti non fanno che complicare la cosa, perfino un'addetta all'informazione in un altro sito turistico non fa che peggiorare. Intanto il tempo passa e il proposito di partire presto per evitare la pioggia del pomeriggio va in fumo. Finalmente un ciclista ci indirizza al percorso, ma anche qui lo imbocchiamo in senso antiorario e quasi subito ci fermiamo, siamo sconfortati. In quel metre passa un anziano in bicicletta, gli facciamo segno di fermarsi ma lui tira dritto, forse è sordo? Qualche secondo dopo lo vediamo ritornare, si scusa dicendo che è un po' sordo. La cosa puzza!O hai sentito o non hai sentito, non si sente in ritardo. In ogni caso dice di seguirlo a tutta velocità, arrivati sul piazzale stoppa il cronometro alzando gli occhi con disapputo. Ora è chiaro, voleva fare il tempo e noi gli abbiamo fatto perdere minuti preziosi, poi si scusa con noi e ci conduce alla partenza del loop. Questo la dice lunga sulla gentilezza delle persone, si era pentito di non essersi fermato subito. Salutato Gary, possiamo partire.
Il circuito è ben segnalato, con chilometraggio, pendeze, raggio minimo di curva, non possiamo dire altrettanto di come arrivarci. Si tratta di un sentiero stretto nella foresta, di terra battuta, con cuve paraboliche nei numerosi tornanti.
Sembra di fare una gimcana, io mi diverto, Paola un po' meno sulle curve strette in salita e in discesa. La foresta è di conifere e felci arboree, molto fitta e quasi buia, si sale dolcemente sulla collina, poi gobbe di cammello per molti chilometri. Incotriamo e ci superano giovani in mountain bike e pure una vecchietta con bici elettrica, anche perché noi ci fermiamo in punti panoramici a fare foto e filmati. Finalmente ci siamo anche orientati e ci rendiamo conto di essere partiti dal terzo tratto dell'anello, mentre la macchina era al primo, quindi potrebbe essere complicato, una volta concluso, recuperare l'auto. La velocità è lenta, il percoso impegnativo e il tempo passa velocemente. Arrivati al lago blu comincia a piovere seppur lievemente. Non ce la vediamo dentro di completare il percoso in quelle condizioni, per di più anche il paesaggio è sacrificato e non rende giustizia alla sua bellezza.
Ci fermiamo al termine del primo tratto e all'ufficio informazioni, ci facciamo chiamare un taxi per bici per ritornare all'auto che pensavamo ancora lontana. In realtà scopriremo che con soli 5-6 km di asfalto l'avremmo raggiunta senza spendere un dollaro. Oggi va così. Caricato tutto mi rendo conto che proseguendo dritto a meno di un chilometro avremmo trovato l'inizio del tratto uno. Intanto la pioggia si è arrestata, la foresta davanti a noi è tutta di sequoie giganti, vale la pena di passeggiarci un po' dentro. Gli alberi sono così alti che non si scorge l'apice. Dai cartelli scopriamo che qui sono chiamati red wood, sono alti più di 75m e il diametro alla base è oltre 2,5 m. Il sottobosco è quasi pulito, solo aghi caduti, qualche felce, la poca luce impedisce all'erba di crescere.
Ormai è pomeriggio inoltrato così decidiamo, prima di rientrare al campeggio di fare visita ad un centro naturalistico ed etnografico per capire meglio la civiltà maori. Tra le persone, i Maori si notano facilmente, la carnagione e abbastanza scura, occhi allungati, zigomi sporgenti, un grosso naso alla pugile e capelli corvini. Sono perfettamente integrati, ma probabilmente i matrimoni misti non sono frequenti e i tratti della razza restano definiti. Il centro è molto frequentato da turisti, arrivano anche pulmann di gruppi organizzati. Il costo della visita non è indifferente, ma così abbiamo modo di capire meglio la Nuova Zelanda. Ci vengono mostrati i mitici kiwi, uccelli notturni, che di giorno vanno nelle tane sottoterra, non hanno le ali e penne, ma solo piume, sono grossi come un pollo. Purtroppo il loro habitat si è molto ridotto, e con gli europei sono arrivati, cani, gatti, topi, faine, ricci, tutti nemici di questo uccello che fino ad allora non aveva predatori. Ora è tutelato e molto si sta facendo per la sua sopravvivenza.
Poi ci mostrano una canoa scavata in un tronco lunga diversi metri in cui sedevano 22 rematori. La Nuova Zelanda fu scoperta dai polinesiani che con queste piroghe sfidarono l'oceano e popolarono, attorno all'anno mille moltissime isole del Pacifico, Taiti, Hawaii, Polinesia francese, Isola di Pasqua, etc. Più avanti arriviamo nella caldera del vulcano, l'odore di zolfo è intenso, acque calde e fanghi ribollenti in diversi luoghi, cosi come fumarole e geyser. In particolare due di questi spruzzano ogni 45-50 minuti. Ovviamente aspettiamo i getti di 10-20 metri.
L'ultima parte della visita è una scuola di artigianato antico. Qui allievi, di diversa età, imparano ad incidere pietre per farne monili, altri scolpiscono e intagliano il legno di 5 essenze diverse, altri ancora ottengono fibra dalle foglie di alcune piante per farne cesti, corde, nasse, vestiti, borse e tanto altro. Insomma una visita interessante ed istruttiva.
Per oggi, scampata la pioggia, e usato quasi bene il tempo a disposizione, possiamo ritenerci soddisfatti.
Ciao, alla prossima.
Ciao, alla prossima.
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